Alice
Quand’ero più giovane, conoscevo una signora, un’insegnante di Inglese mai sposata. Era una donna d’altri tempi. Io amavo immaginarmela vestita da charleston, con i suoi abiti longuette, il suo tea delle cinque ed i suoi gatti, mentre ballava nel patio liberty di casa.
Mi affascinava.
Mi affascinavano i suoi racconti di paesi e persone in anni così lontani da sembrami favole. Il suo essere teatrale, sagace e così meravigliosamente acuta.
Stavo ore ad ascoltarla e a discutere con lei di poesia e di letteratura inglesi.
Leggevamo libri, commentavamo e bevevamo tea coccolando i gatti.
Lei mi ha sempre chiamata Alice, perché diceva che le ricordavo in tutto e per tutto il personaggio del libro.

Per me era un insulto: vedevo la ragazzina del cartone della Disney e mi sembrava così egocentrica e stupida.
Poi ho letto il libro. A pensarci deve avermelo regalato lei. Una vecchia copia in inglese.
Ancora oggi mi capita di paragonarmi ad Alice. Alla fine aveva ragione lei come sempre.
